Custonaci 6 Giugno 1932 – Erice 23 Agosto 2003

PROSSIMI APPUNTAMENTI

Sabato 18 Gennaio 2014, ore 18:00
Associazione Tutela Tradizioni Popolari, via Vespri 32, Trapani
Ricordo di Nat Scammacca – con Giacomo Pilati, Marco Scalabrino e Mario Gallo.
Sabato 15 Febbraio 2014, ore 18:00
Associazione Tutela Tradizioni Popolari, via Vespri 32, Trapani
Lucio e l’acqua, il romanzo di Franco Di Marco – presentazione di Giuseppe Alestra.


Medico Pediatra dal 1959, ha insegnato Auxologia e Genetica nella Libera Università di Trapani.
Ha inframmezzato la sua attività professionale con discontinue ma significative “puntate” nel mondo letterario.
E’ tra i fondatori dell’Antigruppo Siciliano e non ha mai pubblicato in volume. I suoi scritti (racconti, brani di romanzo, saggi, polemiche letterarie) sono sparsi in riviste ed antologie.
Ha tradotto dal Siciliano all’Italiano, con esiti felici, molte liriche di Santo Calì; ha inoltre tradotto opere di Armand Monjo e Robert Bly. ha collaborato ai periodici Trapani Nuova, Impegno 70 (Mazara del Vallo), Anti (Trapani), Thrinacria (Trapani), Foglio d’arte (Caltanissetta).
Con un brano del romanzo inedito TP-Trappola ha ottenuto il Premio Abano nel 1969.
Indicativo della sua “verve” è un lungo articolo apparso in Impegno 70 dal titolo: Verifica di una introduzione.
Notevoli sono il suo saggio introduttivo e il suo contributo complessivo nella pubblicazione del volume Lu codici di la santa nicissità di Berto Giambalvo.

da: “Novecento Letterario Trapanese”
Repertorio bibliografico degli scrittori della provincia di Trapani del ‘900
di Salvatore Mugno, 1996

EVENTI RECENTI

FRANCO DI MARCO
ricordo letterario e artisitico
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Custonaci, Sabato 10 Settembre 2011
QUINTE IN PIAZZA
serata finale

 “Quinte in piazza” è  il titolo della rassegna di teatro dialettale promossa dall’amministrazione comunale di Custonaci che si è svolta dal 4 al 10 Settembte 2011 nella piazza antistante il Palazzo Comunale. Una settimana dedicata al teatro nel corso della quale è stato commemorato il  medico e scrittore custonacense Franco Di Marco.
Con il patrocinio della Provincia regionale sono andati in scena: la commedia “La ballerina ed il figlio di Don Gesualdo”; “La buonanima di mia suocera” di G.B. Spampinato portato in scena dalla compagnia Piccolo Teatro “Le Scale” di Valderice; “La guerra di Lisistrata”, commedia musicale in 2 tempi di Elio D’Amico, musiche originali di Santino Stinco realizzato dalla Compagnia Artistica Mediterranea di Trapani; “U mortu assicuratu”, di Ferruccio Centonze, della compagnia Proscenio” di Salemi; “A birritta russa”, commedia in 2 tempi con testi e musiche di Giuseppe Mazzarella e portato in scena dalla Compagnia Artistica “Amici di Nino Martoglio” di Trapani; “Cicale scoppiate”, teatro comico della Compagnia Virginia Alba e Paolo La Bruna di Palermo.

tra presentatrice e valletta il sindaco di Custonaci prof. Mario Pellegrino consegna una targa ricordo a Pina Di Marco

Sabato 10 settembre si è tenuta la serata finale con la premiazione dei gruppi partecipanti, un concerto, con brani classici e moderni, eseguiti dal complesso musicale diretto da Gaetano Coppola, e il ricordo di Franco Di Marco cui hanno partecipato: il dott. Giuseppe Di Marco, figlio di Franco che ha tracciato un ricordo della famiglia Spezia: i nonni custunacensi di Franco, e il prof. Salvatore Valenti, presidente dell’Associazione per la Tutela delle Tradizioni Popolari del Trapanaese, che ha tracciato un profilo di Franco Di Marco scrittore e letetrato. Giuseppe Passalacqua e Michele Morfino hanno letto alcuni scritti: la novella “un mare d’oro” ambientato nel golfo di Cornino che vinse nel 1970 il premio nazionale “il medico scrittore” indetto dal Corriere della Sera e i racconti “Peppi” e “i ficurini austini” di Berto Giambalvo che proprio Franco Di Marco ha provveduto nel 1990 a trascrivere, tradurre e publicare in un volume edito dalla Libera Università di Trapani.

Nel corso della serata è stato distribuito il volumetto “Omaggio a Franco Di Marco”, edito dall’amministrazione comunale di Custonaci, che ospita gli scritti: “Lucio e l’acqua”, “un mare d’oro” e “Peppi”, brevi note biografiche e una bibliografia essenziale.

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Lu Codici di la Santa Nicissità al Teatro Selinus
presentazione della ristampa del libro
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Teatro Selinus, Castevetrano, Domenica 21 Novembre 2010

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Al Teatro Selinus di Castelvetrano è stata presentata la ristampa, del volume: “Lu codici di la santa nicissità”, un libro di novelle di Berto Giambalvo, a cura dell’Associazione perla Tuteladelle Tradizioni Popolari del Trapanese e dell’Università Mediterranea per le Tre Età e col patrocinio del Sindaco di Castelvetrano.
Alla cerimonia sono intervenuti: prof. Francesco Saverio Calcara, storico, dott. Ignazio Aversa, presidente dell’UMTE, dott.Giuseppe Di Marco, studioso della lingua siciliana e figlio del curatore, ing. Giuseppe Giambalvo, figlio dell’autore, dott. Giuseppe Camporeale, prof. Salvatore Valenti. Il dott. Gaspare Di Stefano ha letto alcuni brani del volume.
Ho conosciuto Berto Giambalvo, (per gli amici: “lu zu Bertu”) all’Hotel Alceste di Selinunte intorno al 1998, durante una manifestazione culturale. Ricordo che in quella occasione io ho recitato una mia novella in dialetto e lui una delle sue, forse la più bella: “Li ficurini ustini”, fra le risa e gli applausi degli astanti. “Lu zu bertu”, lavoratore della terra, è stato un novellista che sapeva intrattenere, con i suoi “smafari” (racconti umoristici) gli amici ed amici degli amici nei suoi numerosi conviti, dove partecipavano principalmente letterati e uomini politici; nato a Castelvetrano nel 1926, haconseguito come titolo di studio appena la seconda media, ma per quel periodo storico in cui l’80% della popolazione siciliana meno abbiente era analfabeta, poteva considerarsi “allittratu”. Eppure, è giusto ricordare che allora, anche fra gli analfabeti contadini, esisteva una ricchissima letteratura orale, che si tramandava da padre in figlio; si trattava di poesie, proverbi, motti, frasi idiomatiche, filosofia popolare, canzoni e musiche popolari, “cuntura” (racconti).
C’erano poeti che sapevano improvvisare poesie in rima baciata, esistevano tante canzoni popolari create e cantate dal popolo, senza musica e parole scritte. C’era anche una demopsicologia popolare che si esprimeva anche sotto forma di proverbi come: “Ci voli assai pi sapiri picca” oppure: “discursu longu cu picca paroli”. “Li cuntura” (i racconti), le cui origini sono antichissime, erano ricchi di sedimenti culturali dell’antico passato e insegnavano a saper vivere e sopravvivere alle avversità della vita, la morale, a rispettare e far rispettare lu “codici di la santa nicissità” cioè le regole fondamentali della sopravvivenza: regole ferree, dure, scritte nella mente e nel sangue, che esulano dalle leggi dello stato. Le più importanti erano: “A cu ti leva lu pani, levacci la vita” oppure: “l’onuri si lava cu lu sangu”.
Il Giambalvo sarà stato forse, l’ultimo grande letterato della nobile e arcaica civiltà contadina. Le sue novelle, che spesso rispecchiano il suo carattere fortemente umorista, sono state raccolte direttamente in dialetto siciliano come lui le ha raffigurate, per non perdere tutta quella freschezza e spontaneità d‘espressione prettamente contadina.

da sinistra Giuseppe Giambalvo, figlio di Berto; Giuseppe Di Marco, figlio di Franco; Giuseppe Camporeale, storico; Salvatore Valenti, presidente ATTPT; Francesco Saverio Calcara, storico; Ignazio Aversa, presidente UMTE e Gaspare Di Stefano, cultore di tradizioni siciliane e fine dicitore dei racconti.

            Franco di Marco, con il patrocinio dell’Università del Mediterraneo di Trapani, ne ha curato la trascrizione e la traduzione in italiano. Sebastiano Elia ha aggiunto una sua nota. Intorno agli anni ’90 il libro è stato presentato per la prima volta al Circolo della Gioventù di Castelvetrano. Le novelle di Berto possono essere poste, senza paura di sfigurare, a fianco di quelle di Pirandello, di  Capuana e di Verga, perché mostrano un mondo contadino siciliano povero, ma ricco di quei valori umani, che, purtroppo, oggi sono scomparsi, come la saggezza, il buonsenso, la felicità per “la roba” (quel pochissimo che si possedeva). A causa della letteratura orale, purtroppo, moltissime novelle si sono smarrite nella nebbia del tempo o rimangono ancora conservate nei cassetti, in attesa che venga rivalutata la lingua siciliana nei suoi giusti meriti. Io ne conservo 120, scritte da me in siciliano, cercando di riportare il più fedelmente possibile i vocaboli e le frasi idiomatiche più caratteristiche, per come le ho sentite raccontare da mia nonna o da anziani contadini. Esse aspettano tempi migliori o finiranno nel dimenticatoio.

Vito Marino
su: “L’Opinione” 23 Dicembre 2010

L’Opinione del 3 Dicembre 2010

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